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L’ospitalità è sempre più verde

Sta affermandosi in tutto il mondo una tipologia di ospite attento al benessere e al comfort della struttura ricettiva, ma al tempo stesso alla salvaguardia dell’ambiente, tanto che si parla ormai di GREEN STYLE o di GREEN HOSPITALITY e di ECOLABEL, vale a dire il riconoscimento ufficiale della filosofia ambientale di un di un B&B, di una casa vacanze, di un agriturismo e così via.
La promessa di GREEN HOSPITALITY è molto ampia e può essere declinata in molti modi: dall’adozione di criteri di bioarchitettura nella costruzione e arredamento di una casa per arrivare all’utilizzo di prodotti biodegradabili per la pulizia degli ambienti o il lavaggio della biancheria.
E’ chiaro che alcune abitazioni saranno GREEN in assoluto, altre in modo più “sfumato”.
Persino a Milano e Provincia, un territorio altamente industrializzato e spesso carente sotto il profilo delle politiche ambientali, si può oggi parlare di GREEN HOSPITALITY.

Ecco di seguito il questionario che abbiamo sottoposto alle nostre strutture associate per verificare il loro quoziente verde e poi fregiare le ” vincitrici” del simbolo
 L'ambiente ringraziaAmico dell’ambiente

  1. Sono stati adottati criteri di bioarchitettura o di architettura bioclimatica nella costruzione dello stabile o dell’appartamento?
  2. Per la tinteggiatura dei locali sono state utilizzate vernici atossiche?
  3. La biancheria è solo in fibre naturali?
  4. Utilizzate prodotti biodegradabili e/o certificati di qualità ecologica per la pulizia della casa e il lavaggio della biancheria?
  5. Usate carta igienica con marchio comunitario di qualità ecologica?
  6. Utilizzate prodotti biologici o locali per la prima colazione degli ospiti? (Domanda solo per B&B).
  7. Non usate confezioni di alimenti monodose per la colazione o per la toilette?
  8. Utilizzate prodotti biologici per la cura delle vostre piante?
  9. Attuate la raccolta differenziata dei rifiuti?
  10. Mettete a disposizione degli ospiti dei contenitori per la raccolta differenziata?
  11. Consigliate agli ospiti, anche per iscritto,  comportamenti “virtuosi” anti-spreco e di tutela dell’ambiente? Es. spegnere le luci, non sprecare acqua ecc.
  12. Informate gli ospiti su ciò che fate per il risparmio energetico e la tutela dell’ambiente?
  13. Attuate il risparmio energetico tramite:
  14. Non fare troppo rumore.
  15. Efficienza caldaia per il riscaldamento e l’acqua calda
  16. Isolamento termico e acustico per finestre e pareti
  17. Uso lampadine a risparmio energetico
  18. Spegnimento automatico luci e aria condizionata quando l’ospite lascia la stanza
  19. Utilizzo riduttori del flusso dell’acqua di rubinetti/docce
  20. Scarico WC a due livelli o manuale
  21. Sistemi alternativi ed ecologici di riscaldamento o rinfrescamento dei locali
  22. Divieto di fumo all’interno.

…e l’ospite è verde? Sì, se rispetta le 6 regole verdi:

  • Spegnere le luci uscendo dalla camera o dal bagno;
  • Chiudere l’aria condizionata e il riscaldamento autonomo quando si esce di casa;
  • Rispettare la raccolta differenziata dei rifiuti;
  • Non chiedere di cambiare la biancheria se è ancora pulita;
  • Non fumare.Con questo insolito “articolo”, che susciterà senza dubbio molto interesse, inizia la collaborazione di Friendly Home con Leopoldo Tommasi, uno dei pochi esperti e ricercatori in Italia di antiche e vecchie varietà di fruttiferi.
    Di recente ha fondato Pomarium, associazione nata allo scopo di promuovere questo ambito.
    Ma non solo, il suo raggio d’azione si estende anche allo studio delle antiche varietà di ortaggi, alle docenze presso istituti di Agraria, alla progettazione e cura del verde… non ci sarà proprio da annoiarsi seguendo la sua rubrica mensile.

I FRUTTI DI UN TEMPO

Con questo insolito “articolo”, che susciterà senza dubbio molto interesse, inizia la collaborazione di Friendly Home con Leopoldo Tommasi, uno dei pochi esperti e ricercatori in Italia di antiche e vecchie varietà di fruttiferi.
Ha fondato Pomarium, associazione nata allo scopo di promuovere questo ambito.
Ma non solo, il suo raggio d’azione si estende anche allo studio delle antiche varietà di ortaggi, alle docenze presso istituti di Agraria, alla progettazione e cura degli spazi verdi… non ci sarà proprio da annoiarsi seguendo la sua rubrica ed entrando nel sito www.viridiabio.it

L’affermarsi della frutticoltura intensiva moderna, iniziata nei primi decenni del ’900, tendente alla riduzione dei costi, alla necessità di una conservazione prolungata e alla standardizzazione del prodotto sia nell’aspetto che nelle dimensioni, ha portato alla progressiva scomparsa del ricchissimo patrimonio varietale frutticolo, e non solo, del nostro paese, a causa anche delle richieste dei consumatori. Queste varietà sono il frutto del paziente lavoro dell’uomo, che nel tempo ha selezionato quelle più adatte al suo territorio permettendo il rifornimento dei mercati locali in tempi in cui non esistevano mezzi di conservazione e di trasporto efficaci.
Non è certo mia intenzione riproporre il ritorno al passato ma è pur vero che queste vecchie varietà, spesso più rustiche di quelle moderne, sono senz’altro consigliabili per un frutteto familiare: infatti non solo possiamo sapere cosa mangiamo, ma anche riscoprire sapori antichi che le nuove generazioni non conoscono. In questo modo aiutiamo a conservare la biodiversità del nostro paese così importante al giorno d’oggi e soprattutto la nostra cultura e la nostra storia.
Sfortunatamente non è sempre facile identificare con sicurezza una varietà, a causa delle omonimie e sinonimie che hanno distinto la diffusione delle varietà nel passato, anche perché i testi storici dedicati a questa materia sono rari e a volte difficilmente consultabili.
Inoltre le caratteristiche delle varietà sono legate alle condizioni pedoclimatiche e alle tecniche colturali delle zone di origine e potrebbero quindi cambiare.

Ecco alcuni esempi, tra i più curiosi, di antiche varietà di fruttiferi del nostro paese.

IL BIRICOCCOLO
Selezione naturale tra mirabolano (una specie di susino) e albicocco, ma che, per i suoi caratteri, si avvicina più al secondo che al primo. Produce frutti tondi, medio-piccoli con buccia sottile e leggermente pelosa, di colore arancio-violetto; da lontano sembra una susina; la polpa, dolce, sugosa, di color arancio sbiadito, ha la consistenza e la fragranza di una susina, ma con il sapore e l’aroma che ricordano l’albicocca.
E’ un antico frutto già citato nel 1755 dagli abati Nolin e Blavet, vivaisti in Parigi, che lo chiamarono Apricot violet, ma presente nel Bolognese e nella zona vesuviana, regni dell’albicocco, fin dai primi dell’ottocento. Nel 1821 il Conte Giorgio Gallesio, uno dei più importanti ricercatori del passato, lo nota anche nel Milanese, dove era chiamato Magnaga nera o Albicocco nero e lo cita quindi nei suoi Giornali dei Viaggi. Ora, essendo il Mirabolano spontaneo in Italia e da lunga tradizione utilizzato anche come portainnesto dell’albicocco, è facile ipotizzare che possa essere originario del nostro paese o della Francia, anch’essa ricca di zone di antica tradizione di questa coltura.

IL CILIEGIO PROGRESSIFLORO
Vecchia e curiosa varietà di visciola descritta dal Gallesio intorno al 1817. Si tratta di un ciliegio acido (amarena) poco vigoroso, a portamento cascante, caratteristico per avere una fioritura progressiva dal principio della primavera alla fine dell’autunno.
Si assiste così allo strano fenomeno della presenza contemporanea sulla pianta, di frutti e fiori, entrambi pendenti da un lungo picciolo. Per questa sua caratteristica sorprendente è una pianta adatta anche all’ornamento dei nostri giardini.

LA CERESA DI SPAGNA
Probabile ibrido tra susina e ciliegia di antica origine. Ne ho rinvenuti due tipi, molto simili nel fogliame ma di diversa origine: una proviene dalla Toscana col nome di Susina-Ciliegia, dove era conosciuta fin dalla fine del ’700, l’altra dal Biellese dove è chiamata Ceresa de Spagna. Nel 1817 il conte Giorgio Gallesio fa realizzare una tavola di questo antico frutto e lo descrive nella sua Pomona Italiana,, dicendo tra la altre cose che era abbastanza conosciuto in Toscana, dove era chiamato Ceresa di Spagna, lo stesso nome con cui l’ho scoperto io, in un solo esemplare, nella frazione Ramella-Pezza, sopra Biella. Il frutto è poco dissimile da una susina, di pezzatura media, con picciolo lungo 2-3 cm, simile a quello delle ciliegie; la buccia è di colore viola-rosso scuro, quasi nero a maturazione. La polpa, rosso-scura è dolce, delicata, totalmente priva del sapore acido sotto la buccia tipico di molte susine. Succosa, aromatica, gustosa, richiama per queste sue caratteristiche entrambe le specie da cui proviene.

Per informazioni: Leopoldo Tommasi – tel.02 2825860 cell. 3807068763
e-mail leot@tiscali.it – www.viridiabio.it

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